GIOVAN FRANCESCO BARBIERI “GUERCINO”


Guercino – autoritratto

LA VITA DI GIOVAN FRANCESCO BARBIERI “GUERCINO”: FONTE DI ISPIRAZIONE PER MATTIA PRETI

Con questo post, in occasione della mostra “Guercino e Mattia Preti a confronto. La nuova linea dell’arte barocca”, visitabile a Taverna fino al 16 Novembre, cerchiamo di conoscere meglio Giovan Francesco Barbieri, in arte Guercino, grande esponente del Barocco italiano che, a differenza del Cavalier Calabrese, mantenne anche fisicamente il rapporto con la sua terra natìa per tutto l’arco della sua vita.

La vita

Guercino – Et in Arcadia ego

Considerato uno dei massimi pittori della prima metà del ‘600, Giovan Francesco Barbieri nacque a Cento (Ferrara) nel Febbraio del 1591; molto probabilmente il soprannome fu dovuto al suo strabismo.

Dopo aver intrapreso per un breve periodo la carriera di pittore murale, divenne allievo di Benedetto Gennari con cui svolse il suo primo apprendistato. Dopo poco tempo lasciò la bottega del Gennari e andò a studiare a Bologna da un pittore di nome Giambattista Cremonini. In quegli anni tuttavia fu l’arte di Ludovico Carracci ad affascinarlo particolarmente.  Le sue prime opere documentate riguardano degli affreschi realizzati a Cento in quegli anni.

Nel 1615 dipinse la Madonna del Passero e nello stesso periodo il cardinale Alessandro Ludovisi (futuro papa Gregorio XV) si interessò alla sua arte, acquistandone alcune sue opere. L’anno successivo, ad appena 25 anni, fondò l’ “Accademia del Nudo”, scuola che ebbe una certa fortuna e fu frequentata da un alto numero di allievi. Nel 1618 realizzò uno dei suoi capolavori più famosi, Et in Arcadia Ego insieme al suo pendantApollo e Marsia, oggi conservato agli Uffizi. “Anche in Arcadia io” è un dipinto a olio su tela (82×91 cm).

La svolta nella sua carriera avvenne nel 1621 quando il suo ammiratore Ludovisi, divenuto papa Gregorio XV proprio quell’anno, lo convocò a Roma per commissionargli la decorazione ad affresco del Casino Ludovisi. A Roma, il Guercino condivise l’abitazione con Guido Cagnacci.

Alla morte del Papa, nel 1623, ritornò a Cento e nel 1624, il re di Inghilterra Carlo I vedendo la sua opera Semiramide riceve la notizia della rivolta in Babilonia decise di chiamarlo a Londra; il pittore però rifiutò l’invito volendo svolgere la propria opera nella città natìa.

Dopo aver svolto l’incarico di lavorare agli affreschi della cupola del Duomo di Piacenza, nel 1633 venne chiamato a Modena dagli Este dove diventò pittore di corte.  Eseguiti i ritratti del duca Francesco I e della moglie di questi Maria e invitato a rimanere a Modena, il Guercino rifiutò e tornò di nuovo nella sua amata Cento.

Dopo aver rifiutato anche l’invito del Re di Francia nel 1642, in seguito alla scomparsa di Guido Reni, decise di lasciare Cento per trasferirsi a Bologna, diventando il principale e più apprezzato artista della città.

Dopo una lunga serie di lavori nella città emiliana e in giro nei vari ducati, nel 1661 si ammalò gravemente di pleurite ma riuscì a riprendersi. Tuttavia da quest’anno in avanti la sua attività artistica si indebolì.

Scomparve in data 22 dicembre 1666 a Bologna.

Info sulla mostra a Taverna:

 


Mattia Preti
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