Gregorio Preti: il pittore, l’artista, il fratello


Gregorio Preti

Gregorio Preti: il pittore, l’artista, il fratello

In questo articolo raccontiamo le tappe principali della vita di Gregorio Preti, fratello di Mattia ma soprattutto pittore affermatosi a Roma durante la sua permanenza fino al 1672, anno della sua morte.

Oltre a dare i natali a Mattia Preti, Taverna è anche la città di nascita di Gregorio Preti, pittore dal quale il fratello Mattia prese spunto per la realizzazione dei suoi primi lavori.

Così come Mattia, Gregorio era un dotato e prolifico pittore che ascese al gradino più alto della vita artistica romana durante i quarant’anni della sua permanenza nella città papale, dal 1628 circa fino alla sua morte nel 1672.

La sua fama raggiunse l’apice nel 1652; in quell’anno, infatti, eseguì un affresco nell’importante chiesa di S. Carlo ai Catinari, consegnò alla famiglia Colonna l’opera Tomiri con la testa di Ciro, e fu eletto Reggente della società dei Virtuosi al Pantheon.

Anche se pochi dipinti possono essere datati ai suoi ultimi anni, la pala d’altare più  importante è datata probabilmente al 1663 circa, mentre è documentata la sua presenza attiva nei Virtuosi durante tutti gli anni sessanta.

Il destino di Gregorio Preti fu però quello di essere il fratello maggiore dell’ineguagliabile Mattia, il “Cavalier Calabrese”, uno dei pittori più noti del secolo e, di conseguenza, di essere ignorato dalle più importanti fonti biografiche sui pittori romani del XVII secolo, oppure semplicemente ricordato con una nota nelle biografie del famoso fratello,  anche se la superiorità artistica di Mattia era solo una delle ragioni della caduta nell’oblio di Gregorio.

Mattia e Gregorio soffrirono in egual misura le conseguenze della oro autonomia rispetto alle due predominanti scuole romane, con a capo rispettivamente Carlo Maratti e Pietro da Cortona.

Dopo il 1650 sembrava che a Roma non ci fosse più posto per il loro stile naturalistico; Mattia lasciò Roma per Napoli nel 1653 e successivamente, nel 1661 per Malta dove poteva lavorare a modo proprio, mentre Gregorio rimase a Roma, incerto su quale direzione intraprendere.

L’ironia è che il suo altare della Madonna della Provvidenza a  Taverna dimostra che, nei primi anni romani, egli aveva acquistato anche uno stile classico che avrebbe potuto attrarre maggiori consensi rispetto, forse, al caravaggismo che invece abbracciò negli anni trenta insieme al fratello minore.

La vita

Le poche righe nella biografia di Bernardo De Dominici su Mattia Preti costituiscono tutto ciò che è noto sulla nascita di Gregorio a Taverna.

L’anno di nascita di Gregorio, 1603, è noto grazie all’ annuncio ufficiale della sua morte, avvenuta il 25 gennaio 1672, che ne indica l’età intorno ai 69 anni.

Gregorio era dunque dieci anni più anziano dal fratello Mattia, nato il 24 febbraio 1613, e la differenza d’età fra i fratelli ebbe almeno due conseguenze sulla vita di Gregorio: la prima fu che Marcello Anania non potè esserne il maestro, essendo nato verso il 1600, come invece, sempre secondo il De Dominici, lo sarebbe stato di Mattia. I vantaggi che sia Gregorio che Mattia trassero dall’istruzione a Taverna si evincono, senza dubbio, dalla loro predilezione per soggetti tratti dalla storia greca e dalla filosofia.

La seconda è che ebbe modo di assistere, nei primi anni del Seicento, all’arrivo a Taverna di molti quadri e sculture commissionate ai più grandi maestri napoletani per decorare le chiese della città. L’importante chiesa di S. Maria  Maggiore ricevette nel 1605 e nel 1614 due pale d’altare di Giovanni Balducci e una di Gian Berardino Azzolino e, nel 1603, la nobiltà tavernese pagò la straordinaria somma di 150 ducati a G.B. Ortega per una statua in marmo della Pietà per l’Oratorio della Devozione. Anche il maestro napoletano Fabrizio Santafede mandò, all’inizio del ‘700, una pala d’altare a Taverna.

Dati gli stretti legami con quella città, Napoli fu la meta più naturale per un giovane deciso ad intraprendere la carriera di pittore; Taverna, del resto, era troppo piccola per avere una scuola d’arte. Un altro importante motivo che indusse Gregorio a cercare fortuna altrove potrebbero essere state le difficoltà finanziare della sua famiglia.

Gregorio Preti – la cena a Emmaus

È molto probabile che Gregorio abbia ricevuto la sua istruzione in una bottega di un pittore a Napoli durante gli anni venti, fra i 17 e i 20 anni, ma non è confermato. Sia Gregorio che Mattia Preti, durante il loro primo decennio romano eseguirono delle tele che dimostrarono una conoscenza della pittura napoletana. De Dominici ha poco da dire su Gregorio, ma presume che Mattia abbia fatto una sosta a Napoli sulla strada per raggiungere Gregorio a Roma nel 1630 circa. La teoria è avvalorata, nel caso di Gregorio da un suo quadro giovanile, la Cena a Emmaus, che ha la composizione e la tecnica di un dipinto napoletano del 1620 circa

Queste brevi notizie, pur non trovando riscontro in altre fonti, non sono inverosimili. Mattia aveva senz’altro appreso i rudimenti della sua arte da Gregorio.

L’ARRIVO A ROMA NEL 1628 ca

Secondo un compaesano tavernese, che fu testimone al suo matrimonio nel 1668, Gregorio si era stabilito definitivamente a Roma quarant’an ni prima.

È probabile che Gregorio, venticinquenne e appena arrivato dal Sud, abbia avuto necessità d finire il suo apprendistato con studi specifici sullo stile pittorico romano del tempo, ma la nostra sola indicazione di questo risiede nella sua Madonna della Provvidenza, un’opera chiaramente influenzata dallo stile classico del Domenichino dei tardi anni venti.

A partire dal 1632, probabilmente stava già lavorando da solo quando partecipò a una riunione dell’Accademia di San Luca; per Gregorio, il diritto di partecipare alle riunioni in compagnia di luminari quali Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona dovrebbe essere stato un riconoscimento professionale particolarmente gratificante.

Da questo punto della sua carriera in poi (fino a quando si affilio ai Virtuosi al Pantheon, nel 1649 circa), Gregorio fu presente alle riunioni dell’Accademia quasi ogni anno, ed è più volte citato come addetto ai “forestieri”. Deve essere stato poco tempo dopo che suo fratello Mattia lo raggiunse a Roma.

Durante questo periodo i fratelli condividevano i lavori, come ad esempio accadde per un Concerto, oggi al Thyssen di Madrid, in cui la figura del violinista dipinta da Gregorio, anche se più prominente, risulta meno intrigante dei due vivaci giovanetti dipinti da Mattia.

Nel 1636 circa i due giovani a ricevettero un prezioso aiuto nella forma di una commissione dalla famiglia Poerio di Taverna per la grande pala d’altare rappresentante la Madonna della Purità. La commissione dev’essere stata affidata a Gregorio essendo il più anziano e riconosciuto dei due; la composizione è evidentemente progettata ed eseguita quasi  tutta da Gregorio: la Madonna, il Bambino e gli angeli sono di mano sua, come lo è il ritratto di San Gennaro in basso a destra. Sembrerebbe che, all’ultimo momento, Gregorio abbia deciso di lasciarsi aiutare da Mattia, che ridipinse la figura di San Nicola di Bari in basso a sinistra.

Gregorio morì a Roma il 25 gennaio 1672, fu sepolto nella suo parrocchia di S. Salvatore de’ Cupellis.

Il fratello minore e suo più grande allievo quel giorno era lontano, ma certe notizie viaggiano velocemente: sembrerebbe che la morte di Gregorio abbia indotto Mattia a riflettere sulla propria mortalità, poiché fu in questo decennio che decise di dipingere pale d`altare per le chiese principali di Taverna.

Gregorio era stato più coscienzioso, avendo già mandato varie opere durante tutte le fasi della sua carriera. Con spirito d’orgoglio, ma anche di rivalità familiare, Mattia iniziò a mandare nuove pale per gli altari maggiori delle chiese principali.

(John T. Spike – Gregorio Preti: I dipinti, i documenti – 2003 – Casa Ed. Centro Di )

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Mattia Preti
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