Mattia Preti: Concerto


Mattia Preti - Concerto

Mattia Preti – Concerto

Opere di Mattia Preti: Concerto

Continua la rassegna sulle opere di Mattia Preti sparse per il mondo; si parla del “Concerto”, custodito all’ Hermitage di San Pietroburgo.

L’opera

Il Concerto fu dipinto a quanto sembra, intorno al 1630, quando, a Roma, il Preti aveva mostrato un particolare interesse per le opere di genere dei caravaggeschi. Nella tecnica pittorica della tela, la quale raffigura musicisti o giocatori, si nota un sensibile influsso dell’arte di Bartolomeo Manfredi e del Valentin.

Il quadro, per cui esiste un disegno preparatorio a sanguigna e acquerello rosso, oggi al Louvre, che mette però in scena un numero minore di figure e una composizione semplificata, sembra porsi come punto d’arrivo di quella produzione di immagini ancora di cultura caravaggesca alle quali Preti si dedica, secondo la corrente ricostruzione storiografica, nel primo decennio del suo soggiorno romano (Longhi 1943, p. 62; Utili 1999; Spike 1999, p. 251, lo dice databile per stile alla fine degli anni Trenta).
Diretto precedente del quadro Doria per il formato analogo e per il gran numero di figure è la tela dell’Accademia Albertina di Torino, La riunione di musici con scena di Buona ventura, in cui è palpabile l’ispirazione dalle opere più tarde di Valentin, dalla Buona ventura del Louvre del 1628 a quella di Pommersfelden del 1631 (Utili in Napoli 1999, p. 28; sull’autografia del quadro di Torino si veda Spike 1997, pp. 120-121; Spear 1971, p. 141, nota 2).

Mattia Preti – Concerto con gioco di dama

Preti praticava negli stessi anni il genere del concerto con le mezze figure, in cui risulta determinante la presenza femminile e l’illuminazione notturna che illividisce artificiosamente le carni, ripresa poi a tratti nella tela Pamphilj. In quest’ambito è ben rappresentativo il Concerto della Fondazione Longhi, che Longhi stesso assegnava ai primi anni romani del Preti, fra il 1630 e il 1640, quando il pittore «truccava» temi giorgioneschi rileggendo il Caravaggio con «piglio ormai romanzesco» (Longhi 1951, p. 80, n. 138).

L’impaginazione del dipinto, con la figura femminile centrale fra due suonatori dal cappello adorno di piume, lo apparenta ad altre tele a mezze figure che presentano variazioni dello stesso soggetto, come ad esempio il Concerto Thyssen e il Concerto con gioco di dama oggi all’Ashmolean Museum di Oxford (La collezione di Roberto Longhi, Firenze 1971, tav. 77; Spike 1999).

Fonti 

Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999
www.mattia-preti.it

Info:

Anno:1630

Tecnica: Olio su tela

Misure: 110×147 cm
Si trova a : San Pietroburgo, museo Hermitage

Mattia Preti
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