Matti Preti Autoritratto

Mattia Preti: vita, viaggi e avventure


 Mattia Preti: vita, viaggi e avventure del cavalier Calabrese

Mattia Preti non è solamente il più illustre tavernese conosciuto, motivo di vanto ed orgoglio per la piccola cittadina calabrese; egli è considerato il più grande pittore calabrese e uno dei massimi esponenti di quest’arte di tutto il ‘600.

Egli nacque il 24 Febbraio dell’anno 1613 nel piccolo borgo di Portacise, a quei tempi porta d’accesso per il nascente nucleo abitativo di Taberna (l’attuale Taverna).

A due giorni dalla nascita, il 26 Febbraio, ricevette il battesimo nella chiesa di San Martino.

Mattia fu il secondo di due figli , il fratello Gregorio infatti nacque nel 1603 (anche egli pittore, anche se con meno fortuna rispetto al fratello).

I suoi genitori furono Innocenza Schipani e Cesare de Preti, tutti e due appartenenti a famiglie “honorate” per qualità morali e intellettuali.

In alcuni elenchi compilati nel 1605 infatti, tra le “Famiglie Honorate” del piccolo borgo vi era il nome di Cesare del Preite; tale atto significava il declassamento della famiglia Preti, fino a quel momento ritenuta nobile, per via di una comprovata scarsezza di ricchezze.

Pesaca

Resti dell’abbazia di Santa Maria di Pesaca

Pur con evidenti difficoltà familiari e logistiche, che possono derivare dal dover vivere in un paesino arroccato ai piedi della Sila, due furono per il giovane Mattia i tramiti che gli permisero un primo contatto con la cultura artistica dell’epoca: sin da piccolo infatti ebbe modo di visionare le numerose stampe, esistenti nelle allora numerose biblioteche di Taverna; molto ricca doveva essere la biblioteca del monastero basiliano di Santa Maria di Pesaca. Altro tramite fu la fiorente attività delle botteghe artigiane, a quei tempi organizzate in nove diverse “Prefetture delle arti”.

Pur con gli evidenti limiti derivanti dal fatto di trovarsi lontano dai maggiori centri culturali dell’epoca, si può comunque affermare che a Taverna il giovane Preti riuscì ad avere i primi stimoli nei confronti della pittura che si posero alla base del processo di crescita come uomo e come pittore che lo avrebbero portato a diventare uno dei massimi esponenti della pittura del ‘600.

Durante i primi anni di vita vissuti nel paese natale, la formazione di Mattia venne seguita dal suo precettore, Mons. Marcello Anania, il quale fornì al giovane l’accesso alle ricche biblioteche ecclesiastiche e nobiliari presenti allora nel borgo presilano.

Se per i primi anni di vita le attività artistico-culturali del borgo e la guida di Mons. Anania soddisfarono la sua sete di conoscenza, parallelamente alla crescita fisica, col passare degli anni, in Mattia divenne forte il desiderio di allargare i propri orizzonti nel campo della pittura e del disegno, e quindi di accrescere le proprie conoscenze.

da Taverna a Roma…

Molto probabilmente quindi, accompagnandosi a una carovana di mercanti, nel 1630 raggiunse Roma, ove potè dedicarsi più approfonditamente allo studio del disegno frequentando l’accademia di San Luca insieme al fratello Gregorio. Fu nella città eterna che Mattia conobbe ancora meglio la produzione pittorica di Caravaggio e dei caravaggisti, che lo spinsero a prepararsi per comporre opere altrettanto sorprendenti.

Il soggiorno romano durò circa 30 anni, durante i quali il pittore iniziò un periodo di collaborazione col fratello per la realizzazione di numerose opere, sia a Roma sia in altre città, per edifici ecclesiastici e per collezioni private.

Durante questo periodo il pittore entrò nelle grazie di donna Olimpia Aldobrandini per mezzo del cardinale Rospigliosi, famoso mecenate del tempo.

Risalgono inoltre a questo periodo l’iscrizione del pittore nell’elenco dei Virtuosi del Pantheon, la pittura del coro di Sant’Andrea della Valle, gli affreschi per la cupola di San Biagio a Modena e gli affreschi della chiesa di San Carlo ai Catinari insieme al fratello.

Napoli….

Nel Gennaio 1653 fu tra i candidati all’elezione di Principe dell’Accademia di San Luca mentre nel Marzo dello stesso anno è documentata la sua presenza a Napoli.

Proprio il soggiorno nella città partenopea, durato circa sei-sette anni, rappresentò uno dei periodi più creativi dell’artista calabrese, durante il quale ricevette importanti commissioni tra cui gli affreschi per la peste sulle porte delle città (1656), i dipinti nella chiesa di San Lorenzo Maggiore (1657), gli affreschi sulla volta della chiesa di San Pietro a Majella (1657). 

In questi anni, insieme a Luca Giordano, l’illustre cittadino tavernese divenne il protagonista assoluto della città campana.

A Malta per la gloria…

Nella tarda estate del 1659 Mattia si recò per la prima volta a Malta, attirato dalla possibilità di essere nominato Cavaliere di Grazia. Il suo primo lavoro in terra maltese fu la pala dell’altare maggiore della chiesa delle Anime Purganti a la Valletta.

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Blasone dell’ordine dei Cavalieri di Malta

Dopo aver decorato le stanze di Palazzo Pamphili a Valmontone (1661), si recò nuovamente a Malta dove fu ricevuto come Cavaliere dell’Ordine Gelsomitano e dove gli fu affidato l’incarico di riprogettare l’immensa decorazione della cattedrale di San Giovanni alla Valletta; il lavoro fu terminato nel 1666, quando divenne il pittore ufficiale dei Cavalieri di Malta.

Inizia così per il pittore un periodo in terra maltese molto proficuo dal punto di vista lavorativo; ricevette infatti numerose commissioni da parte di chiese locali per le quali continuò a dipingere fino agli ultimi anni della sua vita.

Tragico avvenimento che scosse la vita del Cavalier Calabrese fu la morte del fratello Gregorio il 25 Gennaio 1672, a Roma. Mattia quindi lasciò l’isola di Malta per Roma e poi tornò a Taverna, paese natio, molto probabilmente per concludere alcuni contratti relativi a dipinti per gli altari gentilizi in costruzione negli edifici ecclesiastici.

Successivamente tornò a Malta dove continuò a lavorare per le chiese locali; è di quegli anni (1676- 78) la progettazione della chiesa di Serria Floriana. Molto importante in quel periodo fu l’elezione del calabrese Gregorio Carafa a Gran Maestro dell’Ordine; ciò favorì ancora di più la carriera del pittor Calabrese, il quale potè realizzare dei dipinti da inviare alle chiese del suo borgo natìo: la Crocifissione, il Cristo Fulminante, il martirio di San Sebastiano, San Francesco di Paola, il martirio di San Pietro da Verona, la Predica di San Giovanni con autoritratto e la Madonna degli Angeli.

Nel 1691  fu insignito dell’alta carica di Commendatore dell’Ordine Gerosolimitano.

Lavorò intensamente fino agli ultimi giorni di vita, fino a poco prima di morire il 3 Gennaio 1699 a la Valletta.

Il suo corpo fu sepolto nella chiesa Conventuale di San Giovanni in la Valletta dove è presente una lapide sepolcrale con lo stemma dei Presbiteris di Taverna e gli emblemi di Malta.

Tra le volontà dell’artista vi fu quella di farsi seppellire, nella mano destra con il suo ultimo pennello utilizzato, come a voler continuare per l’eternità il suo lavoro, che lo ha reso famoso in tutto il mondo e che rende i suoi concittadini orgogliosi di essere Tavernesi.

Oggi la sua arte rivive nei numerosi dipinti presenti in svariati musei e chiese del mondo, tra cui anche il Museo Civico e le chiese di San Domenico e Santa Barbara in Taverna, a testimonianza del grande attaccamento che il Cavalier Calabrese ebbe nei confronti della sua terra natìa.


Mattia Preti

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